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Mappa termica della sismicità in Italia: i dati del 2025 fino al 31 maggio

Nel periodo compreso tra il 1° gennaio e il 31 maggio 2025, in Italia sono stati registrati 7043 eventi sismici, secondo i dati rielaborati dal nostro sistema Tellus.
Di questi:
• 725 terremoti hanno avuto una magnitudo compresa fra M 2.0 e M 2.9
• 99 terremoti fra M 3.0 e M 3.9
• 11 terremoti hanno superato M 4.0, con il più forte che ha raggiunto Mw 4.8, localizzato il 14 marzo al largo della costa di Lesina (FG), nel Mar Adriatico.

La mappa termica della sismicità
La mappa termica allegata è una visualizzazione grafica ad alta densità dei luoghi dove si sono concentrate le segnalazioni e gli epicentri sismici. Le aree colorate in rosso acceso e giallo indicano le zone con maggiore densità di eventi, mentre le tonalità di verde e blu rappresentano aree a minore attività.
Si notano chiaramente le principali catene montuose e aree a rischio sismico, come:
l'Appennino centrale, che si estende dall'Umbria e Abruzzo fino alla Campania e alla Calabria; la zona del Pollino e della Sila, storicamente attive; la Sicilia orientale, compresa l’area etnea; l’Appennino settentrionale e l’area prealpina; alcune aree dell’Emilia-Romagna e del nord-ovest, inclusi tratti del Piemonte e della Liguria.

Questa distribuzione non è casuale, riflette la complessa struttura geologica della penisola italiana, situata nel punto di contatto tra la placca africana e quella euroasiatica. La compressione e la subduzione di queste placche generano una costante deformazione crostale, che si manifesta anche con sismicità di bassa e media magnitudo diffusa sul territorio.

Mappa Termica Tellus

Cosa ci dicono questi dati
Il numero di terremoti sotto la soglia della percezione umana (M < 2.0), come ogni anno, rappresenta la maggioranza degli eventi. Tuttavia, la mappatura di questi piccoli movimenti è fondamentale per studiare l'evoluzione delle faglie attive, per monitorare aree potenzialmente a rischio e per alimentare i modelli predittivi.
L’analisi dei dati sismici nel tempo consente inoltre di identificare variazioni nell’attività sismica in specifiche regioni, utile non solo a fini scientifici, ma anche per la pianificazione urbanistica, la protezione civile e la prevenzione dei rischi.
Il 2025, almeno per i primi cinque mesi, non ha registrato eventi sismici di magnitudo elevata. Ma la distribuzione dei terremoti e il loro accumulo in alcune aree ci ricordano che l’Italia resta un paese ad alta vulnerabilità sismica, dove il monitoraggio continuo, la preparazione e la consapevolezza scientifica rappresentano la prima forma di difesa.