Featured

Oltre 254 mila terremoti analizzati: Tellus avvia una nuova fase di studio sui possibili precursori sismici

Oltre 254 mila terremoti analizzati: Tellus avvia una nuova fase di studio sui possibili precursori sismici

Dal 1° gennaio 2016 al 30 aprile 2026, la rete sismica INGV ha registrato complessivamente 254.731 terremoti nell’area italiana e nelle zone limitrofe.

Le immagini che accompagnano questo articolo mostrano una parte di questo enorme archivio sismico, suddividendo gli epicentri in diverse fasce di magnitudo.

Sono rappresentati gli eventi con:

Magnitudo pari o superiore a 2.0
Terremoti Italia dal 2016 maggiori di M 2.0

Magnitudo pari o superiore a 3.0
Terremoti Italia dal 2016 maggiori di M 3.0

Magnitudo pari o superiore a 4.0
Terremoti Italia dal 2016 maggiori di M 4.0

Magnitudo pari o superiore a 5.0
Terremoti Italia dal 2016 maggiori di M 5.0

Magnitudo pari o superiore a 6.0
Terremoti Italia dal 2016 maggiori di M 6.0

Non sono invece mostrati nelle mappe gli eventi compresi tra magnitudo 0.0 e 1.9, pur essendo inclusi nel conteggio complessivo. La scelta è stata necessaria per rendere leggibili le immagini, perché l’inserimento di tutti i microterremoti avrebbe riempito quasi completamente la rappresentazione grafica, rendendo più difficile distinguere la distribuzione degli eventi principali.
Questi numeri mostrano con chiarezza quanto sia dinamico il territorio italiano dal punto di vista sismico. La maggior parte degli eventi è di bassa magnitudo e spesso non viene percepita dalla popolazione, ma il loro insieme costituisce una base dati estremamente preziosa per lo studio dell’attività sismica nel tempo.

Dieci anni di dati sismici e ambientali

Nello stesso periodo, il progetto Tellus ha raccolto dati provenienti dalle proprie stazioni di monitoraggio, con particolare attenzione al radon e ai principali fattori ambientali.
Le tre stazioni Tellus hanno infatti registrato nel tempo non soltanto le variazioni della concentrazione di radon, ma anche parametri meteorologici e ambientali fondamentali per una corretta interpretazione dei dati.
Questo punto è molto importante. Il radon, infatti, non può essere studiato isolatamente. Le sue variazioni possono essere influenzate da diversi fattori, tra cui pressione atmosferica, temperatura, umidità, precipitazioni, vento e condizioni locali del terreno. Per questo motivo, ogni possibile anomalia deve essere valutata con prudenza, distinguendo ciò che può avere una spiegazione ambientale ordinaria da ciò che potrebbe meritare un approfondimento in chiave geofisica.

Una nuova fase di analisi con metodi automatici e Intelligenza Artificiale

Tellus sta ora lavorando a un sistema di controllo e incrocio dei dati rilevati, anche grazie all’ausilio dell’Intelligenza Artificiale.
L’obiettivo non è formulare previsioni certe, né sostituire il lavoro scientifico tradizionale, ma costruire un metodo di analisi più ordinato, ripetibile e verificabile.
Il sistema è pensato per confrontare grandi quantità di dati, cercando eventuali segnali ricorrenti o anomalie statisticamente interessanti che possano presentarsi prima di alcuni eventi sismici. Questo lavoro richiede molti passaggi di controllo, perché ogni segnale deve essere analizzato con attenzione e confrontato con il contesto ambientale nel quale si è verificato.
In altre parole, non basta osservare un aumento o una diminuzione del radon per parlare di possibile precursore sismico. È necessario verificare se quella variazione sia compatibile con le condizioni meteorologiche, se sia presente su una o più stazioni, se si ripeta con caratteristiche simili, se rientri in una finestra temporale coerente e se sia poi seguita da eventi sismici significativi entro una determinata distanza.

Una metodologia costruita senza guardare prima ai terremoti

Un aspetto fondamentale del lavoro svolto finora riguarda il metodo.
La prima fase di analisi è stata realizzata senza considerare i terremoti, proprio per evitare che la conoscenza degli eventi sismici potesse influenzare la costruzione della metodologia.
Questo passaggio è importante perché riduce il rischio di cercare nei dati soltanto ciò che si vuole trovare. Prima sono stati individuati blocchi di lavoro, criteri di lettura, possibili anomalie e modalità di controllo. Solo dopo questa fase preliminare si è proceduto con l’inserimento dei terremoti registrati dalla rete INGV.
A quel punto, gli eventi sismici nazionali e limitrofi sono stati confrontati con i dati ambientali raccolti dalle stazioni Tellus.

Il filtro secondo la legge di Dobrovolsky

Per rendere l’analisi più coerente, non tutti i terremoti vengono considerati allo stesso modo.
Gli eventi vengono selezionati in base alla distanza dall’area monitorata e alla loro magnitudo, seguendo il criterio legato alla cosiddetta legge di Dobrovolsky, secondo la quale l’area potenzialmente interessata da effetti preparatori cresce con l’aumentare della magnitudo del terremoto.
Questo significa che un terremoto molto piccolo può essere preso in considerazione solo se avviene a breve distanza dalla stazione, mentre un terremoto più forte può essere incluso anche se avviene a distanze maggiori.
Il criterio consente quindi di evitare un confronto indiscriminato con tutti gli eventi sismici, concentrando l’attenzione soltanto su quelli che, per magnitudo e distanza, possono rientrare in una fascia di interesse per l’analisi.

Un lavoro più difficile dopo il 18 gennaio 2017

Va ricordato anche un elemento importante.
Dopo il 18 gennaio 2017, l’area monitorata non è più stata interessata da episodi sismici di rilevante importanza paragonabili a quelli avvenuti nella fase precedente.
Questo rende il lavoro più difficile, perché la verifica di eventuali segnali precursori richiede un numero sufficiente di eventi significativi da confrontare con le anomalie rilevate.
Quando gli eventi forti sono pochi, o assenti per lunghi periodi, diventa più complesso stabilire se un segnale osservato abbia realmente un legame con l’attività sismica oppure se rientri nella normale variabilità ambientale.
Nonostante questa difficoltà, alcune metodologie di analisi stanno già mostrando segnali interessanti, che meritano ulteriori controlli. Si tratta però di risultati da valutare con prudenza, senza forzare conclusioni e senza trasformare semplici correlazioni in certezze.

Ricerca, prudenza e verifica continua

Lo studio dei precursori sismici è uno dei campi più complessi della geofisica.
Nel corso del tempo sono stati proposti numerosi possibili segnali, tra cui variazioni nei gas del suolo, anomalie elettromagnetiche, modifiche nei livelli delle acque, cambiamenti nella microsismicità e alterazioni di alcuni parametri ambientali. Tuttavia, nessuno di questi elementi può essere interpretato in modo automatico o isolato.
Per questo Tellus sta procedendo con un approccio graduale, basato su raccolta dati, confronto, verifica e revisione continua. 
L’Intelligenza Artificiale può offrire un supporto importante nella gestione di grandi quantità di informazioni, ma il suo utilizzo deve rimanere all’interno di un percorso controllato, trasparente e scientificamente prudente.
Il valore di questo lavoro non sta nella promessa di una previsione immediata, ma nella possibilità di costruire nel tempo un archivio ordinato, analizzabile e confrontabile, capace di evidenziare eventuali ricorrenze che altrimenti potrebbero passare inosservate.


Le mappe degli epicentri dal 2016 al 2026 mostrano in modo evidente quanto il territorio italiano sia attraversato da una sismicità continua e diffusa. Accanto a questa enorme mole di dati sismici, Tellus dispone oggi di un patrimonio di osservazioni ambientali raccolte sul campo, giorno dopo giorno, dalle proprie stazioni.
La nuova fase di lavoro consiste nel mettere in relazione questi due mondi: da una parte i terremoti registrati dalla rete INGV, dall’altra i dati radon e ambientali rilevati localmente.
È un percorso lungo, complesso e necessariamente prudente, ma rappresenta un passo importante verso una comprensione più profonda dei possibili segnali che precedono alcuni eventi sismici.
Tellus continuerà a lavorare in questa direzione, con metodo, attenzione e rispetto per i dati, nella consapevolezza che la ricerca sui precursori sismici richiede tempo, rigore e molta cautela.