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Possiamo prevedere i terremoti?

Il radon e i terremoti
Da oltre un decennio la IARESP, attraverso il suo Progetto Tellus, monitora ininterrottamente le emissioni di radon nel sottosuolo grazie alle stazioni di rilevamento installate a Pizzoli, Cagnano Amiterno e Capitignano. Il radon è un gas nobile radioattivo di origine naturale, prodotto dal decadimento dell’uranio presente nelle rocce. In particolari condizioni di stress tettonico, questo gas può essere rilasciato in quantità anomale prima di un evento sismico.
Ma possiamo davvero prevedere un terremoto grazie al radon? La risposta, oggi, è: non ancora, ma ci stiamo lavorando. La ricerca scientifica in questo campo è in corso, e le evidenze raccolte aprono prospettive interessanti.

Cosa rileviamo
Le nostre stazioni Tellus effettuano misurazioni ogni 10 minuti, registrando non solo i livelli di radon, ma anche parametri ambientali come temperatura, umidità, pressione atmosferica e piovosità. Questo approccio multidisciplinare è fondamentale: il radon, infatti, è influenzato da molteplici fattori, sia geologici che meteorologici.
Grazie a questo sistema, è possibile individuare anomalie improvvise o persistenti nei livelli di radon, che potrebbero indicare una perturbazione del sistema crostale. Tuttavia, non tutte le anomalie hanno un’origine sismogenetica. Alcune possono essere causate da eventi atmosferici o modificazioni locali nel sottosuolo, indipendenti da fenomeni tellurici.

Se rileviamo un’anomalia
Nel caso in cui una o più stazioni Tellus registrino un’anomalia significativa e persistente, la possibilità che si stia accumulando energia lungo una faglia attiva non può essere esclusa. Tuttavia, non è ancora possibile affermare con certezza che un terremoto stia per verificarsi. Parliamo, piuttosto, di un segnale da approfondire, non di una previsione.
Proprio per questo, stiamo sviluppando un sistema avanzato di analisi predittiva, capace di elaborare e interpretare i dati raccolti in oltre dieci anni di monitoraggio continuo. Si tratta di un modello basato su algoritmi autoapprendenti (machine learning), in grado di confrontare in tempo reale l’attività attuale con i pattern del passato, individuando correlazioni ricorrenti tra specifiche anomalie e successivi eventi sismici.
L’obiettivo non è sostituire la scienza dell’analisi sismica tradizionale, ma arricchirla con una lettura dinamica e adattiva dei segnali pre-sismici, con la speranza che in futuro sia possibile anticipare scenari di rischio con maggiore tempestività e precisione.

Come comportarsi
L’informazione, soprattutto quando riguarda fenomeni potenzialmente pericolosi, deve essere gestita con trasparenza e responsabilità. Comunicare un’anomalia potrebbe generare preoccupazione nella popolazione, ma tacere non aiuta la cultura della prevenzione.
Il nostro approccio è scientifico, prudente e orientato alla crescita della conoscenza. Le anomalie non vanno né sottovalutate né drammatizzate: vanno studiate e comprese. Ogni dato raccolto è un tassello in più per migliorare l’affidabilità delle nostre analisi e, in futuro, per contribuire alla sicurezza pubblica.

E se non accade nulla?
Se, in seguito a un’anomalia, non dovesse verificarsi alcun evento sismico, non si tratta di un fallimento. Al contrario, ogni caso in cui non si riscontra una correlazione diretta ci aiuta a comprendere meglio il comportamento del radon e le sue interazioni con l’ambiente geologico e meteorologico.

La ricerca sui precursori sismici, come il radon, è un campo in continua evoluzione. Serve tempo, rigore e pazienza. Ma passo dopo passo, ogni dato registrato, ogni anomalia studiata, ogni evento confrontato con la storia sismica del territorio ci avvicina a un obiettivo ambizioso: costruire una rete di sorveglianza intelligente e predittiva, a servizio della prevenzione e della protezione civile.

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