Sussultorio o ondulatorio? Perché la percezione inganna!
Dopo ogni terremoto, puntuali come un orologio, arrivano sui social e nei bar i commenti di chi ha sentito la scossa. "Era sussultorio", dice qualcuno. "No, secondo me era ondulatorio", ribatte un altro. Queste parole, ormai entrate nel linguaggio comune, danno l’illusione che si possa classificare un terremoto semplicemente in base alla sensazione provata. Ma è davvero così?
In realtà, no.
Non esistono terremoti “sussultori” o “ondulatori”. Esistono onde sismiche di diverso tipo, che si propagano attraverso la Terra secondo leggi fisiche ben precise, e che vengono percepite in modo diverso a seconda della distanza dall’epicentro, della profondità del sisma, del tipo di terreno e della struttura in cui ci si trova al momento della scossa. Quella che spesso viene scambiata per una “caratteristica del terremoto” è, in realtà, una caratteristica della nostra posizione rispetto al terremoto stesso.
Quando avviene un evento sismico, vengono generate più tipologie di onde. Le prime a partire sono le onde P (primarie), che si propagano rapidamente e causano compressioni e dilatazioni del terreno. Segue l’arrivo delle onde S (secondarie), più lente, che muovono il suolo perpendicolarmente alla direzione di propagazione. Entrambe appartengono alla categoria delle onde di volume, perché attraversano l’interno della Terra. Infine arrivano le onde superficiali, come le onde di Rayleigh e Love, che viaggiano lungo la superficie terrestre e tendono a produrre movimenti più ampi e prolungati, spesso percepiti come un’oscillazione.
Ecco allora svelato l’inganno: chi si trova molto vicino all’epicentro, magari a pochi chilometri di distanza, sentirà in maniera netta le onde P e S, rapide e secche, con scuotimenti che danno una sensazione “sussultoria”. Al contrario, chi si trova decine o centinaia di chilometri più lontano riceverà solo le onde superficiali, più lente ma più ampie e durature, con quella caratteristica sensazione di dondolio che viene descritta come “ondulatoria”.
Non è il terremoto a cambiare, ma il nostro modo di percepirlo, in base alla nostra posizione. Ogni terremoto genera lo stesso tipo di onde, ma non tutte arrivano ovunque con la stessa intensità. Un sisma può essere avvertito in modo “sussultorio” a L’Aquila e “ondulatorio” a Roma, semplicemente perché le onde che giungono a destinazione sono diverse. E non c’è nulla di misterioso in questo, è pura fisica.
Questo non vuol dire che le testimonianze delle persone siano inutili. Anzi, sono importanti e spesso preziose per ricostruire gli effetti sul territorio. Ma devono essere interpretate con cognizione di causa, evitando di attribuire al terremoto proprietà che non ha. Parlare di “scossa sussultoria” o “scossa ondulatoria” è un modo colorito per descrivere un’esperienza personale, ma non ha alcun valore scientifico.
Nel lavoro quotidiano di Tellus cerchiamo proprio questo, trasformare la percezione in consapevolezza, spiegando i fenomeni naturali con chiarezza e rigore, ma anche con parole accessibili. Perché più capiamo come funziona la Terra sotto i nostri piedi, meno saremo vittime delle sue improvvise manifestazioni.