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Terremoti, Luna, Sole e pianeti: cosa dice davvero la scienza sulle forze gravitazionali

Da molti anni, soprattutto in rete e sui social, si parla ciclicamente di possibili collegamenti tra terremoti, fasi lunari, allineamenti planetari, forze gravitazionali e attività solare. È un argomento che incuriosisce molte persone, anche perché la Luna e il Sole influenzano realmente il nostro pianeta attraverso le maree. Tuttavia, quando si passa dalla curiosità alla previsione dei terremoti, è necessario fare molta attenzione.

Il punto centrale è questo: le forze gravitazionali astronomiche esistono, sono misurabili e fanno parte della dinamica terrestre, ma non permettono oggi di prevedere dove, quando e con quale magnitudo avverrà un terremoto.

Le maree non riguardano solo il mare
Quando si parla di maree, si pensa quasi sempre al movimento dell’acqua degli oceani. In realtà esistono anche le cosiddette maree terrestri, o maree solide, cioè piccole deformazioni della crosta terrestre causate principalmente dall’attrazione gravitazionale della Luna e del Sole.

Queste deformazioni sono reali. La Terra, pur essendo solida, non è perfettamente rigida: risponde alle sollecitazioni gravitazionali esterne con movimenti molto piccoli ma misurabili. Anche l’INGV ha pubblicato comunicazioni su studi che evidenziano come le maree solide possano avere un ruolo nella dinamica della tettonica delle placche, in particolare su tempi geologici e su scale molto ampie.

Questo però non va confuso con una previsione sismica operativa. Dire che una forza fisica può contribuire, in determinate condizioni, alla dinamica terrestre è una cosa. Dire che da quella forza si possa prevedere un terremoto imminente è tutt’altra cosa.

Forze gravitazionali

Luna e Sole possono “innescare” un terremoto?
La risposta più prudente è: in alcuni casi possono forse contribuire come piccolissimo fattore di innesco, ma solo se una faglia è già vicinissima alla rottura.

Una faglia sismica accumula energia per anni, decenni o secoli a causa dei movimenti tettonici. La causa principale dei terremoti resta quindi interna alla Terra: il movimento delle placche, l’accumulo di stress nelle rocce, la rottura improvvisa lungo una faglia.

Le forze mareali della Luna e del Sole possono aggiungere una sollecitazione periodica molto piccola. Alcuni enti di ricerca, come il British Geological Survey, indicano che gli stress prodotti dalle maree terrestri sono molto inferiori rispetto agli stress legati ai movimenti tettonici.

Per usare un’immagine semplice: se una faglia è già carica e prossima al collasso, una piccola variazione mareale potrebbe teoricamente comportarsi come l’ultima goccia. Ma non è la Luna a “creare” il terremoto. La faglia era già pronta a rompersi.

Cosa dicono gli studi sulle fasi lunari?
La relazione tra terremoti e fasi lunari viene studiata da molto tempo. Alcuni lavori hanno cercato possibili correlazioni tra terremoti forti e periodi di maggiore stress mareale, come Luna piena e Luna nuova, quando Sole, Terra e Luna sono allineati e le maree sono più intense.

Uno studio pubblicato su Nature Geoscience nel 2016 ha suggerito che i terremoti molto grandi possano essere leggermente più probabili durante periodi di alto stress mareale. Gli autori, però, parlavano di una possibile influenza statistica su grandi terremoti, non di un metodo per prevedere i singoli eventi.

Altri studi sono molto più cauti. Analisi condotte su grandi terremoti globali non hanno trovato una distribuzione preferenziale convincente rispetto ai giorni dell’anno o al ciclo lunare. Anche l’USGS sottolinea che molti studi, usando grandi cataloghi sismici, non hanno trovato correlazioni abbastanza forti da trasformarsi in previsione.

E gli allineamenti planetari?
Qui bisogna essere ancora più chiari. L’influenza gravitazionale dei pianeti sulla Terra esiste in senso fisico, ma dal punto di vista mareale è estremamente piccola rispetto a quella della Luna e del Sole.

La forza mareale non dipende solo dalla massa di un corpo celeste, ma soprattutto dalla sua distanza. In modo semplificato, l’effetto mareale scala circa come:

massa / distanza³

Questo significa che un pianeta molto grande ma molto lontano, come Giove, produce sulla Terra un effetto mareale minuscolo rispetto alla Luna. La Luna è molto meno massiccia, ma è vicinissima. Giove, pur essendo enorme, si trova a centinaia di milioni di chilometri e quindi, anche quando è relativamente vicino alla Terra, resta enormemente più distante della Luna.

Per questo motivo, gli allineamenti planetari sono molto suggestivi dal punto di vista astronomico, ma non rappresentano una base fisica sufficiente per prevedere terremoti. Se già l’effetto mareale di Luna e Sole è piccolo rispetto alla tettonica, quello dei pianeti è ancora più debole.

Previsione sismica e probabilità sismica non sono la stessa cosa
Una vera previsione sismica dovrebbe indicare almeno tre elementi: il luogo, il tempo e la magnitudo.

L’USGS afferma chiaramente che oggi non sappiamo prevedere esattamente data, ora, luogo e magnitudo di un terremoto. Quello che si può fare è calcolare la pericolosità sismica e la probabilità che in una certa area possano verificarsi forti terremoti in un determinato intervallo di tempo.

Questa distinzione è fondamentale.

Dire che l’Appennino centrale è una zona sismicamente attiva è corretto.

Dire che in una certa area, in base alla storia sismica e alla geologia, esiste una probabilità significativa di forti terremoti nei prossimi decenni è corretto.

Dire invece che un terremoto avverrà in una certa data perché ci sono determinati allineamenti planetari non è oggi supportato dalla scienza.

Correlazione non significa previsione
Uno degli errori più comuni è confondere una possibile correlazione statistica con una capacità previsionale.

Se uno studio mostra che in certi casi alcuni grandi terremoti sembrano più frequenti durante particolari condizioni mareali, questo non significa che ogni Luna piena produca terremoti, né che un allineamento consenta di sapere dove colpirà il prossimo evento.

I terremoti sono fenomeni complessi. Dipendono dalla geometria delle faglie, dallo stato di stress delle rocce, dalla profondità, dalla pressione dei fluidi, dalla storia sismica precedente e da molti altri fattori. Le maree possono essere eventualmente una piccola modulazione su un sistema già instabile, non il motore principale del terremoto.

Il ruolo corretto della ricerca
Studiare i possibili rapporti tra maree terrestri, attività solare, variazioni ambientali, radon, campi elettromagnetici e sismicità è legittimo. La ricerca scientifica nasce proprio dall’osservazione, dal dubbio e dal confronto con i dati.

Anche Tellus si muove in questa direzione: osservare, raccogliere dati, confrontare segnali diversi e cercare eventuali anomalie o ricorrenze. Ma il punto decisivo è il metodo. Un dato deve essere verificabile, confrontabile, ripetibile e sottoposto a controllo statistico.

La scienza non esclude a priori che piccoli fattori esterni possano influenzare una faglia già critica. Esclude però che, allo stato attuale delle conoscenze, si possano fare previsioni sismiche affidabili usando semplicemente fasi lunari, allineamenti planetari o calendari astronomici.

Conclusione
Luna e Sole esercitano realmente forze gravitazionali sulla Terra. Le maree terrestri esistono e sono misurabili. In alcuni casi possono forse contribuire a modulare lievemente il momento di rottura di una faglia già prossima al collasso.

Ma i terremoti non sono causati dagli allineamenti planetari nel senso comunemente divulgato sui social, e non esiste oggi un metodo scientificamente riconosciuto che permetta di prevedere terremoti indicando con precisione data, luogo e magnitudo sulla base di Luna, Sole o pianeti.

Il modo più serio per affrontare il rischio sismico resta quello tradizionale e concreto: conoscere la storia sismica del territorio, costruire bene, migliorare gli edifici esistenti, fare prevenzione, educazione e monitoraggio continuo.

La curiosità verso i fenomeni naturali è preziosa. Ma quando si parla di terremoti, soprattutto in un Paese sismico come l’Italia, la prudenza scientifica non è un dettaglio: è una responsabilità.


Fonti e approfondimenti