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Venezuela, due forti terremoti nella notte di magnitudo 7.2 e 7.5

Venezuela, due forti terremoti nella notte di magnitudo 7.2 e 7.5

Nella notte italiana tra il 24 e il 25 giugno 2026 il Venezuela settentrionale è stato colpito da una sequenza sismica molto importante, composta da due forti terremoti avvenuti a distanza di pochissimi secondi l’uno dall’altro.

Secondo INGV, il primo evento è stato stimato con magnitudo preliminare Mwp 7.0, corrispondente a M 7.2 secondo USGS, ed è avvenuto alle 00:04 italiane del 25 giugno, cioè alle 22:04 UTC del 24 giugno. L’epicentro è stato localizzato circa 28 km a nord-ovest di San Felipe, nello stato venezuelano di Yaracuy, circa 170 km a sud-est di Caracas. La profondità stimata da INGV per questo primo evento è di circa 3 km. Pochi secondi dopo, secondo USGS, si è verificato un secondo evento ancora più forte, di magnitudo M 7.5, con epicentro indicato circa 23 km a sud-est di Yumare.

Il dato più impressionante è proprio la vicinanza temporale dei due eventi. Non si tratta, almeno nella prima interpretazione fornita dalle reti internazionali, di una normale replica avvenuta ore dopo, ma di due forti rotture sismiche separate da circa 39 secondi. In casi di questa portata, soprattutto in aree geologicamente complesse, le localizzazioni, le magnitudo e il meccanismo della sorgente possono essere aggiornati nelle ore successive, man mano che vengono analizzati più dati sismologici.

L’USGS indica per il terremoto più forte una magnitudo M 7.5, profondità di circa 10 km ed epicentro a 16 km a sud-ovest di Morón, in Venezuela. Il primo evento viene invece indicato da USGS come M 7.2, a circa 21 km a ovest di Morón, con orario UTC 22:04:31.

Venezuela Magnitudo 7.5

Una zona densamente abitata e vulnerabile

Il Venezuela ha una popolazione stimata per il 2026 di circa 28,6 milioni di abitanti. L’area interessata dagli eventi comprende lo stato di Yaracuy, con città importanti come San Felipe, e soprattutto la vasta regione urbana di Caracas e delle aree costiere e metropolitane vicine. San Felipe conta circa 206 mila abitanti, mentre Caracas si trova a circa 170 km dall’area epicentrale del primo evento.

Caracas è la capitale e il principale centro urbano del Paese. Le stime demografiche più recenti indicano per l’area urbana di Caracas una popolazione nell’ordine dei 3 milioni di abitanti, con una regione metropolitana più ampia e densamente abitata. Questo rende particolarmente delicata la valutazione del rischio, perché anche se l’epicentro non è stato esattamente sotto la capitale, un terremoto di magnitudo superiore a 7 può produrre effetti molto estesi.


Vittime, feriti e danni: bilancio ancora provvisorio

Il bilancio umano è purtroppo ancora in evoluzione. Secondo le prime comunicazioni rilanciate dalle principali agenzie internazionali, le autorità venezuelane hanno confermato almeno 38 vittime e circa 800 feriti, ma il numero potrebbe aumentare con il proseguire delle operazioni di ricerca e soccorso.

Le notizie disponibili indicano danni diffusi a edifici e infrastrutture, con crolli segnalati soprattutto nell’area di Caracas, La Guaira e in diversi stati del Venezuela settentrionale. Reuters riferisce di decine di edifici collassati e di soccorritori impegnati tra le macerie, mentre le autorità hanno attivato lo stato di emergenza e le strutture sanitarie stanno gestendo centinaia di feriti.

Tra le aree più colpite vengono citate La Guaira, Caracas e gli stati di Miranda, Aragua, Carabobo, Falcón e Yaracuy. Alcune fonti riportano danni a infrastrutture di trasporto, sospensioni o chiusure temporanee di servizi e interventi di emergenza in corso.


La stima vittime USGS PAGER

Particolarmente severa è la valutazione preliminare del sistema USGS PAGER, che fornisce una stima probabilistica del possibile impatto umano ed economico dopo i grandi terremoti. La grafica USGS allegata all’evento indica una fascia di rischio molto elevata, con una probabilità significativa che il numero finale delle vittime possa collocarsi nelle classi più alte.

Secondo la stima mostrata nel grafico USGS, la distribuzione probabilistica delle vittime indica circa:

8% nella fascia tra 100 e 1.000 vittime
33% nella fascia tra 1.000 e 10.000 vittime
42% nella fascia tra 10.000 e 100.000 vittime
17% nella fascia oltre 100.000 vittime

Si tratta di una previsione automatica e probabilistica, non di un bilancio reale. Il dato ufficiale delle vittime accertate resta quello comunicato dalle autorità e aggiornato dagli organismi di protezione civile. Tuttavia, una stima PAGER di questo livello segnala che l’evento è considerato potenzialmente catastrofico, in particolare per la combinazione tra magnitudo elevata, profondità superficiale, vicinanza ad aree popolate e vulnerabilità edilizia.

 

USGS stima vittime
Stima delle vittime secondo USGS

 

Il contesto tettonico: il margine tra placca Caraibica e placca Sudamericana

Il Venezuela settentrionale si trova in una delle aree tettonicamente più complesse del margine caraibico. Qui interagiscono la placca Caraibica, a nord, e la placca Sudamericana, a sud. Il movimento relativo tra queste due grandi placche non è semplice: presenta una componente importante di trascorrenza destra, cioè uno scorrimento laterale, accompagnata localmente da deformazioni distribuite.

INGV segnala che i principali sistemi di faglie attive che accomodano questo movimento sono il sistema Boconó–San Sebastián–El Pilar e il sistema Oca–Ancón. L’evento odierno sembra essersi prodotto in una regione dove questi sistemi strutturali si avvicinano o si intersecano, con la possibile attivazione di più faglie.

Il tipo di terremoto più compatibile con questo contesto è quindi un evento a prevalente movimento trascorrente, cioè legato allo scorrimento orizzontale tra blocchi crostali. Questo non esclude componenti locali più complesse, che potranno essere chiarite meglio dalle analisi dei meccanismi focali e dalla distribuzione delle repliche.

Questa regione ha già prodotto in passato terremoti molto distruttivi. Ricordiamo, tra gli eventi storici più importanti, il terremoto del 28 marzo 1812, stimato intorno a M 7.7, che colpì Caracas e San Felipe, e quello del 29 ottobre 1900, anch’esso stimato intorno a M 7.7, che interessò Caracas.


Allerta tsunami rientrata

Dopo i terremoti è stata emessa un’allerta tsunami per alcune aree caraibiche, tra cui Portorico e Isole Vergini. L’allerta è stata successivamente chiusa senza evidenze di variazioni significative del livello del mare alle 01:15 ora italiana.
Al momento, quindi, il pericolo tsunami risulta rientrato. Rimane invece alta l’attenzione per possibili repliche, che in una sequenza di questo tipo possono proseguire per giorni o settimane.


Possibili repliche nelle prossime ore e nei prossimi giorni

L’USGS ha pubblicato anche una prima stima probabilistica sull’evoluzione della sequenza. Secondo i dati citati, aggiornati alle 02:23 ora italiana, vi sarebbe una probabilità settimanale del 43% di almeno un evento con magnitudo pari o superiore a 6, e del 6% per eventi con magnitudo pari o superiore a 7. USGS sottolinea correttamente che queste stime non sono previsioni deterministiche, ma indicazioni statistiche basate sui dati disponibili e sui modelli probabilistici.

In questi casi è fondamentale evitare edifici danneggiati, non rientrare in strutture lesionate senza verifiche tecniche e seguire solo le indicazioni delle autorità locali.


Un evento da seguire con cautela

Il doppio terremoto che ha colpito il Venezuela rappresenta uno degli eventi sismici più importanti e potenzialmente gravi degli ultimi anni nell’area caraibica e sudamericana. La magnitudo elevata, la profondità superficiale, la vicinanza ad aree densamente popolate e la complessità del sistema di faglie rendono la situazione molto delicata.

Nelle prossime ore saranno decisivi gli aggiornamenti delle reti sismiche internazionali, delle autorità venezuelane e degli organismi di emergenza. I dati su vittime e danni devono essere considerati provvisori, perché le operazioni di ricerca e soccorso sono ancora in corso e molte informazioni potrebbero cambiare rapidamente.

Tellus continuerà a seguire l’evoluzione della sequenza sismica e gli aggiornamenti ufficiali provenienti da INGV, USGS e dalle autorità competenti.