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Terremoti, magnitudo e percezione: perché non possiamo “sentire” l’intensità reale di un sisma

Ogni volta che una scossa di terremoto viene avvertita dalla popolazione, soprattutto in zone ad alta attenzione mediatica come i Campi Flegrei o in aree storicamente sismiche come il Friuli, si scatena immediatamente un acceso dibattito:

"Non può essere solo un 3.3, io l’ho sentito fortissimo!",
"È durato troppo per essere un terremoto così piccolo",
"Sicuramente l’INGV ha abbassato la magnitudo…"

Commenti di questo tipo sono frequenti sui social e nei forum, come accaduto recentemente dopo la scossa del 21 luglio 2025 a Tolmezzo, classificata ufficialmente come magnitudo 3.3. Eppure, molte persone giuravano di aver percepito un terremoto ben più intenso. Da dove nasce questa discrepanza tra percezione soggettiva e misurazione scientifica? E perché è importante non confondere i due piani?

La magnitudo non si misura “a orecchio”
La magnitudo di un terremoto è un valore oggettivo, calcolato in base all’energia rilasciata nel punto di origine del sisma, l’ipocentro. Non tiene conto di quanto il terremoto sia stato "sentito" in superficie, ma descrive esclusivamente la forza fisica dell’evento.
Questa misura è ottenuta tramite una rete di strumenti sismici che registrano onde sismiche e ne analizzano l’ampiezza, la durata e altre caratteristiche. Per quanto intensa possa sembrare una scossa dal nostro punto di vista soggettivo, nessun essere umano può stimare con precisione la magnitudo semplicemente affidandosi alle proprie sensazioni.

Percezione e intensità: due concetti diversi
Quello che le persone realmente avvertono è più correttamente descritto dal termine intensità sismica, storicamente rappresentata da scale come la Mercalli o la MCS (Mercalli–Cancani–Sieberg). L’intensità misura gli effetti del terremoto su persone, oggetti e strutture, e può variare da zona a zona, anche per lo stesso evento.

Ecco alcuni fattori che influenzano la percezione di un terremoto:

  • Profondità dell’ipocentro: scosse molto superficiali vengono percepite in modo più netto, anche se hanno magnitudo contenuta.
  • Distanza dall’epicentro: più siamo vicini, più forte sarà la percezione.
  • Tipo di terreno: su terreni soffici o alluvionali, le onde sismiche si amplificano.
  • Struttura dell’edificio: un edificio alto o mal isolato può oscillare più vistosamente.
  • Momento della giornata: di notte, con meno rumore di fondo, una scossa appare più evidente.
  • Stato psicologico: ansia, stress o aspettativa possono farci percepire come intensa una scossa che oggettivamente non lo è.

Percezione terremoto

Il caso dei Campi Flegrei: percezione amplificata e realtà geofisica
Negli ultimi mesi, l’area dei Campi Flegrei ha vissuto una fase di particolare attività sismica legata al fenomeno del bradisismo, con numerose scosse di bassa magnitudo ma a profondità molto superficiali (spesso inferiori ai 3 km).
Queste scosse, pur essendo relativamente deboli da un punto di vista energetico, vengono avvertite in maniera intensa dalla popolazione locale, proprio per via della loro scarsa profondità. Le onde sismiche, in questi casi, impiegano pochissimo tempo a raggiungere la superficie e mantengono una forte energia cinetica, provocando vibrazioni secche, a tratti “esplosive”, che colpiscono bruscamente edifici e persone.
In contesti urbani come Pozzuoli, Bacoli o Napoli occidentale, spesso costruiti su terreni vulcanici eterogenei o alluvionali, la percezione è ulteriormente amplificata da effetti locali di amplificazione sismica. Inoltre, il ripetersi quasi quotidiano di micro-scosse genera un effetto psicologico cumulativo, che aumenta la sensibilità individuale e collettiva al minimo movimento.
È quindi naturale che la popolazione dei Campi Flegrei percepisca molte scosse come “fortissime”, ma questo non deve indurre a pensare che le magnitudo comunicate siano errate o sottostimate. Al contrario, proprio la rete di monitoraggio dell’INGV in quell’area è tra le più fitte e sofisticate d’Europa, consentendo una misurazione precisa e continua degli eventi sismici e vulcanici.

Il rischio della “scienza fai da te”
Diffidare sistematicamente dei dati ufficiali, accusare gli enti sismologici di manipolare le magnitudo, o peggio ancora pensare che si tratti di una sorta di “complotto”, è non solo infondato, ma pericoloso. La fiducia nella scienza e negli strumenti di rilevazione è un pilastro fondamentale per una corretta gestione dell’informazione in caso di evento sismico.

Conoscere per comprendere: fidarsi dei dati, non della paura
In un’epoca in cui le informazioni viaggiano alla velocità dei social e spesso senza filtri, è fondamentale distinguere tra ciò che si percepisce e ciò che si misura. La sensazione soggettiva, per quanto autentica e degna di rispetto, non può sostituire l’analisi strumentale, che rimane l’unico mezzo per valutare con precisione un evento sismico.
I terremoti, piccoli o grandi che siano, ci ricordano la natura viva del nostro Paese. Ma è solo la conoscenza scientifica, non il sensazionalismo o la paura, a poterci fornire gli strumenti per affrontarli in modo consapevole.
Affidarsi a fonti ufficiali, seguire le indicazioni della Protezione Civile e comprendere il linguaggio della sismologia è un atto di responsabilità collettiva.
La Terra si muove, ma siamo noi a doverci muovere nella direzione giusta: quella della cultura, della preparazione e della fiducia nella scienza.

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