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Friuli, 6 Maggio 1976 e 15 settembre 1976

Il 6 maggio 1976 fu una giornata calda, afosa con temperature molto al di sopra della media stagionale.
All'epoca avevo 14 anni e a breve avrei dovuto dare gli esami di terza media. Ero già appassionato di sismologia e il terremoto lo conoscevo molto bene pur non ricordando di averne mai sentito uno prima.

Poco prima delle 21:00 ricordo di essermi affacciato alla finestra per scrutare il cielo, ormai quasi totalmente scuro, quando per una frazione brevissima di tempo vidi l'intera volta celeste diventare di colore rosso intenso. Pochi secondi dopo avvertii una prima forte scossa a cui fece seguito il violentissimo terremoto che ebbe una durata di circa 60 interminabili secondi.

Momenti indimenticabili di terrore che ti inducono a pensare che da lì a poco la tua vita giungerà al termine. Tutto trema violentemente ma la casa, per fortuna ben costruita, non crollò e nonostante il buio totale alla fine riuscii ad uscire dove incontrai la disperazione delle persone.

Leonardo Nicolì, Tolmezzo (UD)


Interi paesi rasi al suolo e morte ovunque. Gemona del Friuli, Venzone, Osoppo, Artegna, Buja risultarono i comuni maggiormente colpiti ma in totale furono 77 per una popolazione complessiva di circa 80.000 residenti.
I morti furono 989 e 45.000 i senza tetto. Il terremoto colpì gravemente anche la Slovenia (all'epoca Jugoslavia) con danni a Tolmino, Caporetto, Canale d'Isonzo e Plezzo.

La sequenza sismica riprese vigore il successivo 11 settembre con due terremoti di magnitudo 5.8 e 5.6 ma il vero colpo di grazia arrivò quattro giorni dopo. La mattina del 15 settembre alle ore 05:00 una nuova forte scossa di M 5.9 e alle ore 11:30 un nuovo violento terremoto di M 6.1 fecero crollare ciò che era rimasto in piedi ma non la speranza del popolo friulano.
Le zone maggiormente colpite dagli ultimi eventi furono Trasaghis, Bordano, Osoppo, Gemona del Friuli, Venzone e Buja.

Il 15 settembre il Governo Andreotti nominò Giuseppe Zamberletti Commissario Straordinario. I fondi destinati per i primi soccorsi e per la ricostruzione furono gestiti direttamente da Zamberletti unitamente al Governo della Regione Friuli Venezia Giulia e in meno di 10 anni il Friuli risorse completamente.
Durante gli inizi della ricostruzione venne coniato un motto ancora oggi usato: "Lavoro, Case, Chiese".
Il modo in cui venne gestito il dramma post-terremoto, viene tutt'ora ricordato come un alto esempio di efficienza e serietà.

Il terremoto del Friuli diede il via alla costituzione dell'attuale Protezione Civile.

A seguire i dettagli epicentrali, le registrazioni audio del sisma e alcune immagini della catastrofe.

 

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